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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo – 14 gennaio 2016

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A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

CIRCLES AROUND THE SUN – Interludes For The Dead

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Chi, il 27 giugno scorso, ha avuto la fortuna di assistere al primo concerto d’addio dei Grateful Dead negli Usa s’è trovato in una strana situazione sonora: quando non suonavano i Dead dalle casse usciva una deliziosa, infinita, sinuosa musica che ricordava quella dei protagonisti sul palco dell’addio, ma che dei Dead non era. In un colpo, abbiamo chiarito il mistero, scoperto il più bel disco 2015 di sognante, satura psichedelia del tutto degna dei nobili antenati di Frisco, e aggiunto un nuovo gruppo al parterre delle jam band migliori al mondo. I Circles Around The Sun sono una creatura di Neal Casal, chitarrista degli Hard Working Americans, di Ryan Adams ed altri signori del rock. Che s’è scelto degni compagni a tastiere, basso e batteria, e s’è chiuso in studio due giornate a jammare nello spirito del “Morto Riconoscente”. Ne è scaturito un doppio cd a tratti esaltante, che più che un nobile plagio d’autore sembra il risultato di un download da un universo parallelo, dove esistono i Circles, e i Grateful costruiscono per loro “Interludi”. Guido Festinese

La recensione seguente è stata scritta da Marcello due giorni prima della morte di Bowie. Mi ha chiesto di non pubblicarla per rispetto verso l’artista in quanto abbastanza critica sul disco, ma abbiamo deciso di postarla lo stesso perché non vedo come un’opera, che non piaceva con l’artista vivo, debba piacere dopo la sua morte dello stesso, soprattutto in considerazione che Marcello è sempre stato un grande fan di David Bowie.

DAVID BOWIE – Blackstar

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Bisogna scegliere, è necessario. Essere oggettivi o soggettivi, significanti o significati. Con questa premessa mi accingo a disquisire sul nuovo lavoro di David Bowie, l’atteso “Blackstar”, di cui tanto già si è detto e tanto si dirà. Ed ora dirò io. Se la title track con i suoi nove minuti e rotti ha, in qualche modo, una sua ragione d’essere in quanto summa astuta di una carriera mai doma, per il resto rimangono due ripescaggi, recenti tra l’altro, delle già non superlative “Sue (or in a season of crime)” e “Tis’ a pity, she’s a Whore” (uscite entrambe in 10” per un Record Store Day), una canzone del lavoro teatrale omonimo, “Lazarus”, intro alla Cure e rimandi alle pellicce psichedeliche, dove si immagina una prosecuzione della vicenda de “L’Uomo che cadde sulla Terra”, e tre possibili B-sides che chiudono un lavoro, per fortuna di non eccelsa durata. A Bowie si perdona la senilità attiva, il mito dell’eterno ritorno (e “Lazarus”, in tutte le sue accezioni, è quasi un nome de plume) e la mirabolante fragilità ma non si possono più trasgredire le necessità che il suo status, in termini di aspettative, pone in essere. Semplificando: travestire idee di canzone, quando va bene, se non abbozzi di melodia, in veste di supposto avant jazz, che già è retrò, non significa consegnare un lavoro tramandabile ma costituisce lo scaltro aggiungere solo una nota, polisemica, a piè di pagina, di una lusinghiera ma trascinata biografia. Se ne leggeranno meraviglie ma io scelgo la strada oggettiva. Marcello Valeri

 NADA – L’amore devi seguirlo

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Nada è un’artista capace di passare dalla musica al teatro alla scrittura con un’invidiabile nonchalance e credibilità, del resto è anni che macina chilometri e cavalca i palchi di tutta Italia passando da club rock a festival. Nada ha conquistato una credibilità trasversale tra il suo pubblico decisamente eterogeneo e questo lo si può notare vedendo ben tre generazioni di fan ai suoi concerti. Nada canta solo quello che le muove qualcosa nello stomaco, è puro istinto. Questo nuovo album è stato registrato tra i tramonti della Maremma da Nada e Gerri Manzoli e tra le nebbie dell’autunno ferrarese da Manu Fusaroli. Tutte le 10 nuove canzoni sono composte per musica e parole da Nada. “La canzone dell’amore”, è stata scritta da Nada per un gruppo di ragazzi diversamente abili The Dreamers, che hanno partecipato alla nascita e alla registrazione del brano facendo parte dei cori. Il disco parte tutto da una pre‐produzione casalinga registrata su Garage Band di un portatile. Frasette cantate all’orecchio o a squarciagola trasformate in una fisarmonica, o in un sintetizzatore, andamenti di chitarra suonati con il pollice, voci registrate su musicassette a quattro piste, una grande attenzione a non allontanarsi da quel mondo, capace grazie ad una nuda intimità di trasmettere sensazioni vere. Una manciata di brani vestiti di stracci semplici, ma montati come un patchwork che li rende piccole opere d’arte. Il suono generale di questo disco, che ha il compito di essere solo una sensazione, accompagna in punta di piedi la protagonista assoluta che in questo caso è la voce unica  di Nada, che in  questo modo riesce ad andare sempre oltre le parole. Andrea Gemignani

THEM – The complete Them 1964-1967

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Come tutti i clienti più affezionati di Disco Club anch’io adoro i cofanetti. Soprattutto quelli grazie ai quali riesco a recuperare piccole gemme del passato, su cui altrimenti sarebbe quasi impossibile mettere le mani. E anche se per i Them, la mitica band di Van Morrison, l’aggettivo “piccole” suona assai ingeneroso, direi che ci siamo capiti. Il disco in questione, “The complete Them 1964-1967” raccoglie in una bella edizione delac – sempre per usare il linguaggio che si parla normalmente nello storico negozio di via San Vincenzo – i primi vagiti di questa band r&b (nel significato che aveva questo termine negli Anni Sessanta) proveniente da Belfast. Parliamo del periodo più rock e garage dei Them, quello con Morrison alla voce e quindi dei primi due dischi e di una manciata di singoli mozzafiato come la bellissima “Gloria”, coverizzata anche da Patti Smith una decina d’anni dopo. Insomma sessantanove tracce di pura bellezza, raccolte in tre preziosi cd, corredati da un sontuoso libretto (l’ultimo disco è quello più succoso per chi ama della band, visto che mette in fila demo, rarità e sessioni alternative). Ma al di là delle chicche da nerd, la goduria di un cofanetto come questo sta soprattutto nel riscoprire, finalmente in una versione decorosa, alcuni brani immortali, che non possono mancare nella discografia di chiunque si professi fan del rock’n’roll e del blues più sporco e grezzo di metà Anni Sessanta. Quella roba, tanto per dirla senza girarci troppo intorno, che fa andare fuori di testa tutti coloro che considerano”Nuggets” (il cofanetto dei cofanetti) e quindi tutta quella pletora di band “minori” che tentavano di imitare Beatles e Rolling Stones i veri progenitori del punk. Per quanto mi riguarda, anche se a qualcuno parrà azzardato, anche i Them fanno parte di quella storia. E questa versione delac dei loro primi successi, tra melodie acide e corpose, chitarre ruggenti e stupende ingenuità, è una delle ristampe più eccitanti uscite alla fine del 2015. Diego Curcio

IL DIARIO

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Diario del 14 gennaio 2015

Una signora si aggira un po’ persa in negozio, allora il sempre ossequioso Dario le si avvicina, “Posso aiutarla signora?”, “Sì, grazie, cerco un 45 giri di Elvis Presley”, lui, “Mi dispiace signora, in questo momento non ne abbiamo”, “Ma forse sbaglio, non è un 45, ma un 35 giri”. Il Buster Keaton di Disco Club non si scompone nemmeno questa volta, non ride, rimane serio e si limita a declinare anche questa richiesta, “Mi dispiace ancora signora, ma non abbiamo nemmeno questo”. La cliente successiva tocca a me, “Vorrei sapere questo, se le porto una lista di titoli, lei mi può fare un cd”, più spiccio di Dario, “No, è proibito”, “Ma sono canzoni vecchie”, “Vecchie o nuove non cambia, non si può”, lei, di coccio, “Ma non sono di un cantante solo, ma di tanti”, “Allora sono tanti no”. Ancora confusione sui vinili. Questa volta è una giovane coppia, “Senta, ho trovato nella cantina di mia nonna dei dischi che erano di mia mamma, ma non sono così grandi- mi indica i lp esposti- sono più piccoli” e fa un gesto con le mani a misura dei dischi, “Saranno dei 45” e glieli indico, “No, sono più grandi”, “Allora dei dieci pollici, come questo”, non sembra essere soddisfatto nemmeno questa volta, “Semmai glieli porto a vedere, ce n’è anche uno di Mina”. Saranno mica i famosi 35 giri? Non è finita con i vinili usati, un signore tira fuori da una busta due dischi di musica classica, “Vorrei avere una consulenza da voi, questi 33 possono valere qualcosa?”, li guardo, “Niente”, “Pensa che a qualcuno possano interessare”, “No”, interviene Dario, “A noi no, non teniamo musica classica, magari a qualcun altro sì”, li riguardo e quando il cliente se ne va, dico al mio socio, “Dario, hai visto cosa sono? Roba da edicola dei Fratelli Fabbri, a chi vuoi che possano interessare?”, “Lo so, ma mi dispiaceva dirglielo”. Incorreggibile.

LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI DISCHI DEL 2015 (SECONDO I CLIENTI DI DISCO CLUB)

gia.jpgCome si evince dal titolo qui sotto trovate l’elenco dei dieci migliori dischi del 2015 votati dai clienti di Disco Club tra la fine dell’anno e le prime due settimane di gennaio. Un sondaggio che tutti gli anni raccoglie molti appassionati e che Gian e Dario compilano incrociando le top 10 inviate dai clienti e amici. Accanto al nome del disco trovate anche i voti che ha ricevuto.

1 SUFJAN STEVENS – Carrie & Lowell (116)

2 RYLEY WALKER – Primrose Green (90)

3 DAVID GILMOUR – Rattle that lock (86)

4 STEVEN WILSON – Hand. Cannot. Erase. (71)

5 FFS – FFS (62)

6 TAME IMPALA- Currents (62)

7 Gang – Sangue E Cenere (57)

8 New Order – Music Complete (55)

9 JULIA HOLTER – Have You In My Wilderness (54)

10 Keith Richards – Crossheyed heart (48)

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